# Origini della pizza: storia, nome e curiosità

> La pizza come la conosciamo nasce a Napoli, ma le focacce condite sono molto più antiche. Ecco cosa si può dire con sicurezza sulle sue origini, cosa resta incerto e quali curiosità reggono alla prova dei fatti.

URL: https://puntocottura.it/origini-della-pizza-storia-nome-e-curiosita  
Sezione: Pane e pizza  
Autore: Dino Zuffelli  
Pubblicato: 2026-11-04  
Aggiornato: 2026-11-04

## In breve

- La pizza moderna è legata a Napoli, dove si sviluppa tra Settecento e Ottocento, ma focacce e pani conditi esistevano già da molto prima.
- La parola «pizza» compare in documenti medievali dell'Italia meridionale, anche se il suo significato originario non coincide con quello attuale.
- Il pomodoro, arrivato dalle Americhe, entra nella pizza solo in un secondo momento: prima la pizza era bianca o con altri condimenti.
- La storia della pizza Margherita è raccontata in modi diversi: il nome e i colori sono noti, ma la ricostruzione precisa resta discussa.
- Conoscere la storia aiuta a capire perché la pizza cambia con il forno e con l'impasto, e perché a casa conviene scegliere la versione più adatta alle nostre attrezzature.

Chiedere da dove viene la pizza significa mettere insieme più storie: quella del pane, quella delle focacce condite e quella di una città, Napoli, che ha dato alla pizza la forma che conosciamo oggi. La risposta breve è questa: la pizza nella versione moderna è legata a Napoli e si sviluppa soprattutto tra Settecento e Ottocento, ma l'idea di un disco di pasta cotto con qualcosa sopra è molto più antica.

 

Per questo è utile distinguere ciò che si può documentare da ciò che è racconto popolare. Il nome, i primi riferimenti scritti, la diffusione del pomodoro e le abitudini dei venditori ambulanti sono aspetti ricostruibili con una certa sicurezza. Le storie più famose, come quella legata alla pizza Margherita, hanno invece molti elementi discussi, e meritano di essere raccontate con prudenza.

 

In questo articolo ripercorriamo le origini della pizza, il significato del nome e alcune curiosità che aiutano a capire perché oggi esistono tanti stili diversi. Non è una guida alla preparazione: se vuoi cucinarla a casa, nella nostra sezione trovi la ricetta della **[pizza in teglia](https://puntocottura.it/ricette/pizza-in-teglia)**, pensata per il forno domestico. Qui ci concentriamo su com'è arrivata fino a noi.

 

## Prima della pizza: pani piatti e focacce condite

 

Molte culture hanno sempre cotto impasti di farina e acqua stesi in forma sottile o schiacciata, direttamente sulla pietra, sul fondo di un forno o su una piastra. Questi pani piatti servivano a sfamare in fretta, si conservavano a lungo e si accompagnavano con quello che c'era: erbe, olio, formaggi, verdure. In questo senso la pizza non è un'invenzione improvvisa, ma l'evoluzione di un gesto molto semplice.

 

Nel bacino del Mediterraneo le focacce condite sono documentate in epoche diverse e in aree molto vaste. Si tratta di un patrimonio comune, dal pane con l'olio alle focacce di molte regioni italiane. Parlare di una «prima pizza» della storia è quindi impreciso: è più corretto dire che la pizza si inserisce in una tradizione lunga, in cui l'impasto piatto è sempre stato una base versatile.

 

Quali focacce italiane hanno preso strade diverse dalla pizza, e perché? Scopri [le focacce regionali e il loro nome](https://puntocottura.it/storie-e-curiosita-sulla-focaccia-origini-tipologie-e-differenze-regionali).

 

Una differenza importante, però, c'è. Nelle focacce antiche il condimento spesso era parte dell'impasto o si aggiungeva a fine cottura. Nella pizza, invece, il condimento viene steso sopra l'impasto crudo e cuoce con esso. Questo cambia la consistenza, il rapporto tra fondo e farcitura e il modo di usare il calore del forno.

 

## La parola «pizza» e i primi documenti

 

L'origine del nome è una delle questioni più discusse. Le ipotesi più citate lo collegano a termini dell'area longobarda o bizantina legati al pane o a un tipo di focaccia, ma nessuna di queste è dimostrata in modo definitivo. È un caso in cui è giusto dire «non si sa con certezza», senza scegliere una spiegazione come se fosse ovvia.

 

Il dato più solido riguarda l'uso della parola. Il termine compare in documenti dell'Italia meridionale già nel Medioevo, in contesti che non descrivono ancora la pizza che conosciamo. Il significato originario doveva essere più generico, legato a un tipo di preparazione o di pane, e nel tempo si è ristretto fino a indicare il disco di pasta condito e cotto nel forno che tutti riconosciamo.

 

Capire questa evoluzione aiuta anche a leggere le fonti antiche con attenzione: una parola che compare in un testo non ci dice automaticamente com'era fatto ciò che indicava. Per questo gli storici della gastronomia preferiscono ricostruire il percorso piuttosto che fissare una data di nascita unica.

 

## Napoli, il pomodoro e la pizza moderna

 

La pizza napoletana, come la conosciamo, prende forma a Napoli tra Settecento e Ottocento, in un contesto urbano popolare in cui le botteghe vendevano cibo da strada e da consumare in fretta. Il disco di pasta cotto su un piano molto caldo era un alimento economico, accessibile a molte persone, e per questo si diffonde rapidamente tra i vicoli della città.

 

Un passaggio decisivo è l'arrivo del pomodoro in Europa dalle Americhe. La pianta era conosciuta in Italia già in epoca moderna, ma il suo uso in cucina si diffonde gradualmente, e ci vuole del tempo prima che entri stabilmente nelle preparazioni popolari. Quando il pomodoro diventa un condimento comune, la pizza assume un profilo più riconoscibile: salsa rossa, olio, aglio, origano, e poi formaggi.

 

Anche la mozzarella e altri formaggi freschi hanno avuto un ruolo nella diffusione della pizza come piatto completo. Prima di allora la pizza era spesso più semplice e in molti casi priva di formaggio. Questo significa che la «pizza tradizionale» che immaginiamo è il risultato di una stratificazione di ingredienti, non di un'unica scelta originaria.

 

## La pizza Margherita e le sue storie

 

La pizza Margherita è probabilmente la più celebre, e anche la più raccontata. La tradizione più diffusa la collega a un pizzaiolo napoletano e a una visita dei sovrani a Napoli alla fine dell'Ottocento. Si racconta che la pizza sia stata preparata con pomodoro, mozzarella e basilico, in modo da ricordare i colori della bandiera italiana.

 

È una storia bella e facile da ricordare, ma è anche una di quelle che meritano cautela. Le fonti dirette sono discusse, i dettagli cambiano a seconda di chi racconta e alcune versioni sembrano più costruite che documentate. Quello che si può dire con maggiore sicurezza è che il nome Margherita si afferma tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, e che la combinazione di pomodoro, mozzarella e basilico diventa una delle più diffuse nella pizza napoletana.

 

Il consiglio, se ti capita di raccontarla a tavola, è di presentarla come una tradizione popolare, non come un fatto accertato. Funziona benissimo come aneddoto, senza bisogno di trasformarlo in certezza.

 

## Pizza napoletana, romana e in teglia: differenze storiche

 

Nel tempo la pizza si è divisa in stili diversi, che dipendono da città, forni, abitudini locali e tipi di farina. Non esiste una versione «giusta» contro un'altra: ogni stile risponde a esigenze precise, come la rapidità di cottura, la leggerezza dell'impasto o la facilità di porzionatura.

 

Il confronto qui sotto riassume alcune differenze generali. Non sono regole rigide, perché ogni pizzeria e ogni famiglia ha le sue varianti.

 

| Stile | Impasto tipico | Cottura | Caratteristica |
| --- | --- | --- | --- |
| Napoletana | Morbido, steso a mano, con cornicione alto | Breve, su piano molto caldo o forno a legna | Fondo sottile e centro umido, da mangiare piegata |
| Romana (al taglio) | Più idratato o più leggero, spesso con lunga maturazione | Su teglia, con forno ben caldo | Croccante e venduta a porzioni |
| In teglia casalinga | Idratato, con lievitazioni nello stesso giorno | In teglia unta d'olio nel forno di casa | Alta e soffice dentro, con fondo croccante |

 

La versione in teglia è nata e si è diffusa soprattutto come soluzione domestica e da forno popolare. Non ha bisogno di attrezzature speciali: è la più adatta a chi cucina con un forno normale, e per questo ha successo nelle case. Proprio per questo, la chiave è più l'impasto e il grasso della teglia che la temperatura estrema.

 

## Curiosità sulla pizza che reggono alla prova dei fatti

 

Alcune curiosità sono ben documentate e sono utili per capire meglio il piatto. Altre, pur diffuse, vanno prese con cautela. Ecco un elenco di quelle più solide.

 
- La pizza è stata a lungo un cibo di strada e popolare, venduto da ambulanti e botteghe prima di diventare un piatto da ristorante.
- Il forno a legna ha influenzato lo stile napoletano, perché il calore alto e rapido crea il cornicione gonfio e il centro morbido.
- Il fondo croccante delle versioni in teglia dipende in gran parte dal grasso: l'olio sulla teglia «frigge» la base mentre cuoce.
- Il termine «margherita» indica oggi una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico, ma non esiste una definizione unica valida ovunque.
- Le varianti senza mozzarella, come la marinara, sono tra le più antiche della tradizione napoletana, pur con un'origine del nome discussa.

 

Anche il modo di mangiarla ha una sua storia. Piegare la pizza napoletana a libretto, per esempio, nasce da una necessità pratica: mangiarla in fretta, con le mani, camminando. È un dettaglio che racconta molto del rapporto della pizza con la vita quotidiana.

 

## Cosa ci insegna la storia quando cucini a casa

 

Conoscere le origini della pizza non serve solo a fare bella figura durante una cena. Ti aiuta a capire perché alcune scelte funzionano. Un impasto idratato, per esempio, sviluppa bolle e leggerezza perché l'acqua e la farina interagiscono durante la lievitazione. Una teglia ben unta, invece, crea un fondo croccante perché il grasso trasmette il calore in modo diretto alla base. Sono principi pratici, che esistevano nella cucina popolare molto prima che qualcuno li spiegasse.

 

La farina è il punto di partenza. Le farine per pizza hanno caratteristiche diverse per assorbimento d'acqua e forza, e la scelta cambia la consistenza finale. Se vuoi orientarti tra le sigle sul pacchetto e capire quale usare per la teglia, trovi tutto nella **[guida alle farine](https://puntocottura.it/guida-alle-farine)**, che spiega anche cosa significa la forza e come riconoscerla.

 

In conclusione, la pizza non ha una data di nascita precisa, ma ha una storia lunga e ben documentata nelle sue tappe principali: il pane condito, la parola che compare nel Medioevo, la Napoli popolare, il pomodoro e la diffusione dei formaggi. Raccontarla in modo corretto significa distinguere i fatti dalle leggende, e questo vale anche in cucina: un buon risultato nasce dalla comprensione dei passaggi, più che dall'imitazione di una tradizione che non conosciamo fino in fondo.

## Domande frequenti

### Dove è nata la pizza?

La pizza nella forma che conosciamo oggi è associata a Napoli, dove si diffonde soprattutto tra Settecento e Ottocento. Pani piatti e focacce condite, però, esistevano in molte zone del Mediterraneo ben prima, quindi parlare di una nascita precisa in un solo giorno non ha molto senso.

### Perché la pizza si chiama così?

L'origine esatta della parola non è certa. Le ipotesi più citate la collegano a termini dell'area longobarda o bizantina legati al pane, ma nessuna è dimostrata in modo definitivo. Il dato più solido è che il termine compare in documenti dell'Italia meridionale già nel Medioevo.

### La pizza Margherita è stata inventata per una regina?

Esiste una tradizione che attribuisce la pizza Margherita a un pizzaiolo napoletano, in occasione di una visita reale a Napoli alla fine dell'Ottocento. La storia è molto diffusa, ma le fonti precise sono discusse, quindi è meglio considerarla un racconto popolare più che un fatto certo.

### Posso fare una pizza dal sapore storico a casa?

Sì. Il modo più semplice è partire da un impasto idratato e da una cottura ben calda, come nella versione in teglia descritta nella nostra ricetta, e scegliere una farina adatta alla lievitazione che vuoi ottenere.

